5) Freud. Il piccolo Hans.
Il caso del piccolo Hans costituisce il primo esempio di analisi
infantile, seguito da Sigmund Freud attraverso il resoconto del
padre del bambino: L'attenta ricostruzione di come si sviluppa
questa nevrosi infantile (che si manifesta con la fobia di Hans
per i cavalli) e delle tappe che portano alla guarigione permette
di cogliere la complessit dei processi psichici infantili in
questa difficile fase dello sviluppo sessuale, dominata dal
conflitto edipico. Anche nel caso del bambino, come nell'adulto,
la terapia consiste nel permettere l'accesso alla coscienza dei
sentimenti, dei desideri istintuali che erano stati rimossi perch
ritenuti inaccettabili.
S. Freud, Analisi della fobia di un bambino di cinque anni, 2, 3,
poscritto.
Quel pomeriggio padre e figlio erano venuti a consultarmi nel mio
studio. Conoscevo gi il bricconcello, tutto sicuro di s ma tanto
simpatico che mi faceva sempre piacere vederlo. Non so se si
ricordasse di me, ad ogni modo si comport in modo impeccabile,
come un ragionevolissimo membro del consorzio umano. La visita fu
breve. Il padre cominci col dire che, nonostante tutte le
spiegazioni, la paura dei cavalli non era diminuita. Dovemmo anche
convenire che tra i cavalli, di cui aveva paura, e i moti palesi
di tenerezza verso la madre, non c'erano molte relazioni. Ci che
sapevamo non era certo in grado di spiegare i particolari che
appresi soltanto allora: che lo infastidiva soprattutto ci che i
cavalli hanno davanti agli occhi e il nero intorno alla loro
bocca. Ma mentre guardavo i due seduti davanti a me e ascoltavo la
descrizione dei cavalli che incutevano paura, mi venne
improvvisamente in mente un altro pezzo della soluzione, tale,
come capii, da sfuggire proprio al padre. Chiesi a Hans in tono
scherzoso se i suoi cavalli portassero gli occhiali, e il piccino
disse di no; poi se il suo pap portasse gli occhiali, e anche
questa volta egli neg, nonostante fosse evidente il contrario;
gli chiesi ancora se con il nero intorno alla bocca non
intendesse dire i baffi, e infine gli rivelai che egli aveva paura
del suo pap, e proprio perch lui, Hans, voleva tanto bene alla
mamma. Credeva che perci il babbo fosse arrabbiato con lui, ma
non era vero, il babbo gli voleva bene lo stesso e lui gli poteva
confessare tutto senza paura. Gi tanto tempo prima che lui
venisse al mondo, io gi sapevo che sarebbe nato un piccolo Hans
che avrebbe voluto cos bene alla sua mamma da aver paura, per
questo, del babbo, e tutto questo l'avevo raccontato al suo pap.
- Come puoi credere che io sia arrabbiato con te? - m'interruppe
il padre, - t'ho mai sgridato o picchiato? - Oh s - lo corresse
Hans, - mi hai picchiato. - Non  vero; ma quando? - Questa
mattina - rispose il bambino, e il padre si ricord che al mattino
Hans gli si era gettato all'improvviso con la testa contro la
pancia e che, quasi automaticamente, egli aveva risposto con uno
scappellotto. Fatto singolare, il padre non aveva messo in
riferimento questo particolare col contesto della nevrosi; ora
per si rese conto ch'esso costituiva un'espressione della
disposizione ostile del piccino verso di lui e fors'anche del
bisogno di ricevere una punizione per questo.
Ritornando a casa Hans chiese al padre: - Com' che il professore
sapeva gi tutto prima? Forse parla col buon Dio? - Sarei
straordinariamente fiero di questo riconoscimento per bocca di un
bambino, se non l'avessi provocato io stesso con la mia scherzosa
vanteria. Dopo quella visita ricevetti quasi ogni giorno ragguagli
sulle variazioni dello stato del piccolo paziente. Non ci si
poteva aspettare che, grazie alla mia spiegazione, egli si
liberasse di colpo delle sue angosce; si vide per che ora gli era
offerta la possibilit di portare avanti le sue produzioni
inconsce e dipanare la sua fobia. Da quel momento in poi Hans
attu un programma che potei preannunciare al genitore.

Il 2 aprile si nota il primo reale miglioramento. Finora non era
mai stato possibile convincerlo a trattenersi per un po' di tempo
fuori del portone, e quando si avvicinava un cavallo rientrava a
precipizio in casa, spaventatissimo; oggi invece  rimasto davanti
al portone un'ora, anche quando passava qualche carrozza, il che
avviene piuttosto spesso davanti a casa nostra. Qualche volta,
vedendo da lontano una carrozza, faceva per correr dentro, ma poi
tornava indietro subito, come se ci avesse ripensato. Ad ogni
modo, l'angoscia sembra ridotta a un residuo e i progressi
avvenuti dopo la spiegazione sono innegabili.
La sera dice: - Adesso che arriviamo fino davanti al portone,
possiamo anche andare al Parco municipale.

La mattina del 3 aprile viene a letto da me, mentre negli ultimi
giorni non era mai venuto e anzi sembrava fiero di questa sua
riservatezza. Gli chiedo: - Perch oggi sei venuto?.
Hans: - Quando non ho pi paura non vengo pi.
Io: - Allora tu vieni da me perch hai paura?.
Hans: - Quando non sto con te, ho paura; quando non sto a letto
con te, ho paura, ecco. Quando non avr pi paura, non vengo pi.
Io: - Allora tu mi vuoi bene, e la mattina presto a letto hai
paura, e perci vieni da me?.
Hans: - S. Perch mi hai detto che io voglio bene alla mamma e
che  per questo che ho paura, mentre invece io voglio bene a
te?.
Il piccolo  qui straordinariamente esplicito. Egli fa capire che
in lui l'amore per il padre  in conflitto con l'ostilit verso il
padre, rivale nei confronti della madre, al quale egli fa il
rimprovero di non avergli fatto rilevare questo giuoco di forze
opposte che doveva trovar sfogo nell'angoscia. Il padre non
comprende ancora completamente suo figlio perch, durante questo
colloquio, non fa che convincersi della sua ostilit verso di lui,
quell'ostilit ch'io gli avevo fatto rilevare nell'ultima visita.
Ci che segue serve in realt a dimostrare pi i progressi del
padre che quelli del figlio; tuttavia lo riferir senza cambiare
nulla.
Purtroppo non comprendo subito il senso di questa obiezione.
Poich Hans ama la mamma, vuole evidentemente che io non ci sia
pi, in modo da mettersi al posto del padre. Questo desiderio
ostile represso si tramuta in angoscia per la sorte del padre,
sicch egli viene la mattina da me per vedere se ci sono ancora.
Questa spiegazione non mi viene purtroppo in mente l per l, e
gli dico:
- Quando tu sei solo,  che hai paura per me e allora mi vieni a
trovare.
Hans: - Quando tu sei via, io ho paura che non torni pi a casa.
Io: - Forse ti ho minacciato qualche volta di non tornare pi?.
Hans: - Tu no, ma mamma s. La mamma mi ha detto che non
ritornava pi a casa - (probabilmente aveva fatto i capricci e la
mamma l'aveva minacciato di andarsene).
Io: - Questo l'ha detto perch tu eri cattivo.
Hans: - S.
Io: - Tu perci hai paura che io me ne vada via perch sei stato
cattivo, e allora vieni da me.
Appena fatta colazione mi alzo da tavola e Hans dice: - Pap,
perch trotti subito via? - Noto che ha detto `trotti' invece di
`corri' e gli rispondo: - Ah, ecco! tu hai paura che il cavallo
trotti via - Hans ride..
Sappiamo che questa parte dell'angoscia di Hans ha due componenti:
paura del padre e paura per il padre. La prima proviene
dall'ostilit verso il padre, la seconda dal conflitto tra
tenerezza, che qui  esagerata per reazione, e ostilit.
Il padre continua: Questo  senza dubbio l'inizio di una fase
importante. Il fatto che il piccolo si azzardi al massimo a uscire
dal portone, senza allontanarsi dalla casa, che a met strada, al
primo accesso d'angoscia, ritorni sui suoi passi,  dunque
motivato dalla paura di non trovare pi a casa i genitori perch
sono andati via. Egli  inchiodato alla casa dal suo amore per la
madre, e teme ch'io me ne vada a causa dei desideri ostili
(allora, sarebbe lui il padre) che nutre nei miei riguardi.
La scorsa estate ero solito partire spesso da Gmunden alla volta
di Vienna, per motivi di lavoro, e allora era lui il padre.
Ricorder a questo proposito che la paura dei cavalli  legata
all'episodio di Gmunden quando un cavallo doveva portare i bagagli
di Lizzi alla stazione [p. 499]. Il desiderio rimosso di vedermi
andare in carrozza alla stazione, per restare solo con la mamma
(il desiderio che `il cavallo s'avvii'), si era poi tramutato
nell'angoscia di vedere i cavalli avviarsi; e in effetto nulla lo
agita di pi che il vedere un carro avviarsi dal cortile del Dazio
centrale, sito dirimpetto al nostro appartamento, e i cavalli
mettersi in moto.
Tutta questa parte nuova (malanimo nei confronti del padre) 
potuta venire in luce soltanto dopo che il bambino ha appreso che
io non ero adirato con lui per il fatto ch'egli vuole tanto bene
alla mamma.
Nel pomeriggio esco nuovamente con lui fuori del portone; va di
nuovo davanti alla casa e vi resta anche quando passano le
carrozze, ha paura soltanto di certe carrozze e corre dentro al
portone. - Non tutti i cavalli bianchi mordono - mi spiega; ci
significa che, in virt dell'analisi, alcuni cavalli bianchi sono
gi stati riconosciuti come il `babbo' e quindi non mordono pi,
per ce ne sono altri che mordono ancora.
Ecco ci che si vede dal portone della nostra casa (fig. 2):
dirimpetto c' il deposito dell'ufficio delle imposte di consumo,
con una piattaforma di carico davanti a cui passano continuamente
i carri che vengono a caricare casse di merci e simili. Il cortile
 recinto da una cancellata che corre lungo la strada. Proprio di
fronte al nostro appartamento vi  il cancello d'ingresso al
cortile. Ho osservato da alcuni giorni che Hans s'impaurisce in
modo particolare quando i XXXXXX.
civile inevitabilmente incontra nello sforzo di superare le sue
componenti pulsionali innate, dall'altra fece accorrere il padre
in suo aiuto. Forse Hans ha ora il vantaggio rispetto agli altri
bambini di non recare pi in s quel germe di complessi rimossi
che ha sempre importanza per la vita futura, causando una pi o
meno grande deformazione del carattere, se non addirittura la
disposizione a una successiva nevrosi. Questo  il parere cui sono
incline, ma non so quanti altri condivideranno tale giudizio e non
so neppure se l'esperienza mi dar ragione.
Domandiamoci ora: qual danno ha procurato a Hans il portare alla
luce in lui complessi solitamente rimossi dai figli e temuti dai
genitori? Forse che perci egli ha seriamente tentato di tradurre
in atto le sue pretese verso la madre, o forse che alle cattive
intenzioni contro il padre sono subentrati i fatti? Certo, 
quello che avranno temuto i molti che, misconoscendo la natura
della psicoanalisi, credono che render coscienti le cattive
pulsioni significhi renderle pi forti. Queste sagge persone
agiscono con coerenza quando ci supplicano per l'amor del cielo di
non occuparci delle brutture che si nascondono dietro le nevrosi.
Ma, cos facendo, essi dimenticano di esser medici e vengono
fatalmente a rassomigliare al Sanguinello shakespeariano in Molto
rumore per nulla, che consiglia alla ronda di tenersi lontana da
ogni contatto con i ladri che incontrasse per via. Con gente di
quella specie, meno che ci vi immischiate o avete a che fare,
meglio  per la vostra onest..
Al contrario, le uniche conseguenze dell'analisi sono che Hans
guarisce, che non ha pi paura dei cavalli e che assume una specie
di tono cameratesco con il padre, come questi ci riferisce
divertito. Ma quel che il padre perde in rispetto lo riacquista in
fiducia: Credevo che tu sapessi tutto, perch hai saputo la cosa
del cavallo. L'analisi non annulla l'effetto della rimozione; le
pulsioni precedentemente represse restano represse; ma essa
ottiene lo stesso effetto per altra via, sostituendo al processo
della rimozione, che  automatico ed eccessivo, il graduale
dominio temperato e adeguato conseguito con l'aiuto delle massime
istanze psichiche, in una parola: sostituendo alla rimozione la
condanna. Ci sembra darci la prova, da tempo cercata, del fatto
che la coscienza - l'essere coscienti - ha una funzione biologica,
e che il suo avvento implica un importante vantaggio. [Nota
aggiunta nel 1923: La parola coscienza  qui usata in un senso
in cui l'ho poi evitata, ossia nel senso del nostro normale
concepir pensieri ammissibili alla coscienza. Noi sappiamo che
tali processi di pensiero possono anche svolgersi preconsciamente,
e faremo bene a considerare il loro essere coscienti da un punto
di vista puramente fenomenico. Ci non vuol dire, naturalmente,
che anche il divenir cosciente in tal senso fenomenico non adempia
una funzione biologica].
Se la cosa fosse dipesa soltanto da me avrei osato dare al bambino
anche una spiegazione che i genitori ritennero di ricusargli.
Avrei confermato i suoi presentimenti istintivi rivelandogli
l'esistenza della vagina e del coito, e in tal modo avrei
ulteriormente ridotto i suoi residui insoluti e messo fine al suo
torrente di domande. Sono convinto che non ne avrebbero sofferto
n il suo amore per la mamma n la sua natura di bimbo e che
avrebbe compreso egli stesso che, per occuparsi di queste
importanti, anzi imponenti questioni, avrebbe dovuto attendere in
pace che si fosse adempiuto il suo desiderio di diventare grande.
Ma l'esperimento pedagogico non fu condotto cos a fondo.
Che non sia possibile tracciare un netto confine tra nervosi e
normali, sia bambini che adulti; che la malattia sia soltanto
un concetto meramente pratico di sommazione; che la
predisposizione e i casi della vita debbano combinarsi per varcar
la soglia di questa sommazione; che pertanto numerosi individui
passino continuamente dalla categoria dei sani a quella dei malati
di nervi, mentre un numero assai minore compie il tragitto
inverso, sono tutte cose che sono state dette tante volte e hanno
trovato tanta eco, che non son io certo il solo a sostenerle. Ora,
 perlomeno molto verosimile che l'educazione del bambino possa
esercitare un profondo influsso a favore o a sfavore di quella
predisposizione alla malattia che abbiamo menzionato come fattore
della sommazione. Ma a che, deve mirare l'educazione? dove deve
intervenire? E' ancora difficile rispondere con sicurezza. Finora,
essa si  posta per compito soltanto il dominio, o meglio la
repressione delle pulsioni. I risultati sono stati tutt'altro che
soddisfacenti e dove si  avuto qualche successo, questo ha
riguardato soltanto un esiguo numero di privilegiati sfuggiti alla
pretesa della repressione pulsionale. D'altra parte nessuno si 
domandato per quali vie e in virt di quali sacrifici si raggiunga
la repressione delle pulsioni imbarazzanti. Se per contro noi
sostituiamo a questo compito un altro, quello di rendere
l'individuo atto alla civilt e utile membro del consorzio umano,
senza chiedergli di sacrificare la propria attivit pi di quanto
non sia strettamente necessario, ecco che allora i chiarimenti
datici dalla psicoanalisi sull'origine dei complessi patogeni e
sul nucleo di ciascheduna nevrosi meriteranno giustamente di
essere considerati dall'educatore una guida di inestimabile valore
per la condotta da tenere nei confronti del bambino. Quali
conclusioni pratiche se ne possano trarre, fino a che punto
l'esperienza possa giustificare l'applicazione di tali conclusioni
nel nostro sistema sociale, lascio ad altri di decidere e di
giudicare.
Non posso prender congedo dalla fobia del nostro piccolo paziente
senza esprimere un'idea che conferisce per me un valore
particolare all'analisi che permise la guarigione. Quest'analisi
non m'ha rivelato, in senso stretto, nulla di nuovo, nulla che non
avessi gi appreso (spesso in modo meno chiaro e meno immediato)
durante la cura di altri pazienti in et matura. Ma, poich le
nevrosi di questi altri malati potevano sempre esser ricondotte a
quegli stessi complessi infantili che abbiamo scoperto dietro la
fobia di Hans, sono tentato di annettere a questa nevrosi
infantile l'importanza di un modello e di un tipo, opinando che la
molteplicit dei fenomeni nevrotici di rimozione e l'abbondanza
del materiale patogeno non impediscano la loro derivazione da
pochissimi processi riguardanti gli stessi complessi
rappresentativi.

poscritto del 1922.

Qualche mese fa - primavera del 1922 - mi si present un
giovanotto dichiarando di essere il piccolo Hans, sulla cui
fobia infantile avevo pubblicato un rapporto nel 1909. Fui molto
lieto di rivederlo, poich circa due anni dopo la conclusione
dell'analisi l'avevo perso di vista e per oltre un decennio non
avevo saputo pi nulla di lui. La pubblicazione di quella prima
analisi di un bambino aveva suscitato molto rumore e ancor
maggiore indignazione; tutte le sventure erano state profetate al
povero ragazzo, violato nella sua innocenza e vittima di una
psicoanalisi in s tenera et.
Ma nessuna di queste profezie si era verificata. Hans adesso era
un prestante giovane di diciannove anni. Mi disse che stava
perfettamente bene e che non soffriva di disturbi o inibizioni di
alcun genere. Non soltanto aveva attraversato indenne la pubert,
ma aveva sopportato senza conseguenze una delle pi dure prove
della sua vita emotiva: i genitori avevano divorziato passando
ambedue a nuove nozze. Perci egli viveva solo, pur mantenendo
buone relazioni con tutt'e due i genitori: gli rincresceva
soltanto che, scioltasi la famiglia fosse rimasto separato dalla
giovane sorella che gli era molto cara.
Particolarmente notevole mi apparve una delle cose che mi disse il
piccolo Hans, e di cui non tenter neppure di dare una
spiegazione. Dichiar che, quando aveva letto il suo caso clinico,
tutto gli era parso estraneo, non si riconosceva, non si ricordava
di nulla, solo leggendo del viaggio a Gmunden gli era balenata
l'idea, quasi un barlume di ricordo, di poter essere stato lui.
L'analisi dunque, lungi dall'aver preservato gli avvenimenti
dall'amnesia, vi era essa stessa soggiaciuta. Succede talvolta in
modo simile nel sonno a chi ha familiarit con la psicoanalisi:
costui  destato da un sogno, decide di analizzarlo senza indugio,
si riaddormenta soddisfatto del risultato, e il giorno dopo sogno
e analisi sono dimenticati.
 (S. Freud, Opere, Boringhieri, Torino, 1989, volume V, pagine 508-
511, 587-589).
